Moltissime opere musicali hanno per protagonista i suoni naturali.

Le “Quattro stagioni” di Antonio Vivaldi, vero e proprio inno alla natura, mostrano l’ingegnosità del compositore italiano nell’inventare effetti sonori capaci di stimolare l’immaginario di chi ascolta, riconducendoli a paesaggi e atmosfere diversi per ogni periodo dell’anno. Suoni onomatopeici e descrittivi raccontano la pioggia che cade, il tuono, le sferzate del vento gelido, ma anche il canto gioioso degli uccelli e il mormorio delle fronde.

Allo stesso modo, nel “Guglielmo Tell”, Gioachino Rossini descrive in musica lo scoppiare di un temporale: prima una combinazione di ritmi delicati evocano le prime gocce di pioggia, poi un deciso aumento dell’intensità del suono racconta il fragore della tempesta.

L’interesse verso il tema suoni della natura non è stato prerogativa dei grandi compositori e anzi, sin dai tempi antichi, gli uomini hanno tentato di replicare quelli che udivano nella loro quotidianità. In origine, infatti, la musica consisteva proprio nella riproduzione di suoni come il “tum tum” del battito cardiaco, il fruscio delle onde del mare, il frinito delle cicale, il ticchettio della pioggia, il rombo del tuono o il fischio del vento. Ritmi a cui venivano attribuiti significati e valenze religiose: la voce della natura altro non era che la voce degli Dei.

Nel tentativo di imitare questa grande varietà di suoni, gli uomini hanno creato strumenti musicali con nomi, forme e caratteristiche peculiari che li legano al suono che sono in grado di riprodurre.

Il rumore del vento, per esempio, era riprodotto per mezzo di un osso o un pezzo di legno nel quale venivano praticati due forellini adatti a fissare una cordicella che, ruotando, generava un sibilo simile al rumore del vento. I “bastoni della pioggia”, costruiti con legni o zucche cave contenenti sassolini o conchiglie, riproducevano invece lo scroscio della pioggia o il fragore di una cascata, mentre il crotalo, uno strumento simile alle nacchere, era in grado di imitare il verso delle gru quando veniva percosso.

Oggi come allora, gli uomini continuano a destreggiarsi nella riproduzione dei suoni della natura con modalità nuove e spesso legate all’utilizzo delle nuove tecnologie.